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Centro Studi Juan Gerardi - BIOGRAFIA DI MONS. JUAN JOSE’ GERARDI
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BIOGRAFIA DI MONS. JUAN JOSE’ GERARDI

vescovo e martire, sempre vicino ai poveri e alla lotta per la giustizia


Monsignor Juan Gerardi nacque a Città del Guatemala il 27 dicembre 1922, secondo dei quattro figli di Manuel e Laura. A dodici anni decise di diventare sacerdote, studiò e crebbe nel seminario di Città del Guatemala e concluse gli studi teologici nel seminario diocesano di New Orleans, negli Stati Uniti.
Ordinato sacerdote il 21 dicembre del 1946, per vent’anni conobbe molto bene la realtà della povertà e della vita delle campagne, perché svolse il suo ministero di parroco nell’interno del Paese, in cittadine e villaggi come Mataquescuintla, Tecpàn, Patzicia, San Pedro Sacatepequez, Palencia.
Poi lavorò a città del Guatemala, e di nuovo in provincia, a Santa Clara, El Sagrario e Candelaria.
Il 19 maggio del 1967 venne eletto vescovo di Verapaz, dove trovò una diocesi povera, con poche strutture, e dove egli decise che la priorità sarebbe stata quella di lavorare con gli indigeni, tanto da organizzare, fra le varie attività, la Pastorale Indigena ed elaborare la liturgia in lingua q’eqci’.
Nel 1974, fu eletto vescovo del Quiché e per tre anni fu reggente, in contemporanea della diocesi di Verapaz.
Erano gli anni in cui, soprattutto nel Quiché, cresceva drammaticamente la violenza, la lotta fra esercito e guerriglieri diventava ogni giorno più cruenta, raggiungendo il suo acme tra il 1980 e il 1983. In questo periodo centinaia di catechisti e di leader delle comunità cristiane, quasi tutti maya, furono assassinati brutalmente.
Nel 1980, in qualità di presidente della Conferenza Episcopale del Guatemala, Mons. Juan Gerardi si recò a Roma per partecipare al Sinodo della famiglia. Al suo ritorno non gli fu consentito di rientrare in Guatemala,e ugualmente non gli fu concesso asilo in Salvador. Dovette recarsi in Costa Rica, e continuò dall’esilio a lavorare come presidente della Conferenza Episcopale del Guatemala.
Riuscì a rientrare in Guatemala nel 1982 e nell’agosto del 1984 fu nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Città del Guatemala e parroco di San Sebastian.
Nel 1988 fu delegato, insieme a Mons. Rodolfo Quezada Toruño, a partecipare alla Commissione Nazionale per la Riconciliazione.
Creò l’Ufficio per i diritti umani dell’arcivescovado (Odhag), che ancora oggi si occupa delle vittime della violenza e di qualsiasi violazione dei diritti umani.
In questo contesto diede vita alla Commissione per l’esclarecimiento historico e al progetto interdiocesano Remhi, raccogliendo testimonianze su testimonianze sulle violazioni dei diritti umani, le stragi, i massacri, le sparizioni, le esecuzioni sommarie nel periodo del conflitto armato.perché il passato non si potesse più ripetere, nella convinzione che la pace e la riconciliazione si raggiungessero solo attraverso la conoscenza della verità.
Lo studio produsse il rapporto Guatemala, nunca màs, edito nel 1998 a cura dell’Arcivescovado di Città del Guatemala. In esso si denunciavano con chiarezza e con il corredo di numerosissime testimonianze dal vivo, migliaia di episodi di atrocità che vedevano coinvolti per l’ottanta per cento membri dell’esercito di ogni grado, e per la rimanente parte gli affiliati alle squadre paramilitari o i militanti delle formazioni guerrigliere.
Il 26 aprile del 1998, due giorni dopo la pubblicazione e la comparsa in libreria del rapporto Guatemala, nunca màs, Monsignor Juan Gerardi veniva assassinato, all’età di 75 anni nella casa parrocchiale di San Sebastian a Città del Guatemala.

Così lo ricorda mons. Alvaro Ramazzini, vescovo di San Marcos in Guatemala e attuale presidente della Conferenza episcopale, che in questi anni ne ha raccolto l’eredità:
Mons. Gerardi è stato un buon pastore, convinto difensore dei diritti dei più poveri e degli indifesi. Uomini e donne che per anni non hanno potuto alzare la voce per reclamare ed esigere rispetto per la loro dignità umana e per la loro condizione di figli e figlie di Dio.
Perché è stato crocifisso? Qual è stata la ragione della sua morte?
Se c’è qualcosa che ha caratterizzato la sua vita è stata la sua passione per la verità, la giustizia, la libertà e l’amore per i poveri e gli esclusi.
Infaticabilmente, fino all’ora della morte, ha cercato di aprire spazi che offrissero alla società guatemalteca un’alternativa di vita e non di morte.

“Il nostro cammino – aveva detto Mons. Gerardi, due giorni prima di essere ucciso, presentando pubblicamente nella cattedrale di Città del Guatemala i risultati delle indagini sulla storia della violenza del Paese – è stato e continua ad essere pieno di rischi, ma la costruzione del Regno di Dio comporta dei rischi e solamente i suoi edificatori hanno la forza di affrontarli”.

Per approfondire la figura di Juan Gerardi si può leggere:

Mariella Minnozzi, Juan José Gerardi. Il vescovo dei diritti umani
La Piccola Editrice.
Margarita Carrera, Juan Gerardi, il vescovo che ruppe il silenzio Terredi mezzo editore

Gruppo Amici di Rekko 7 ONLUS

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