Vai ai contenuti della pagina,

26.07.2009

AGGIORNAMENTI SUL GOLPE IN HONDURAS

Zelaya tenta il rientro in patria. Clima da guerra civile

Dal "Manifesto" del 26 luglio 2009:

E' stato un rientro solo simbolico, quello di Manuel Zelaya, legittimo presidente dell'Honduras, rimosso il 28 giugno da un colpo di stato che lo ha sostituito con Roberto Micheletti. Accompagnato dal presidente del Nicaragua Daniel Ortega, dal ministro degli esteri del Venezuela Nicolas Maduro e da una piccola schiera di giornalisti e sostenitori, venerdi alle 20,25 ora italiana, per due volte "Mel" è entrato a piedi dalla frontiera del Nicaragua, togliendo simbolicamente la catena che segna il confine fra i due paesi, ed ha promesso di riprovarci. Dall'altra parte, intanto, si accalcavano gruppi di sostenitori che eramo riusciti a passare attraverso le maglie del coprifuoco imposto dai militari. Un giovane di 24 anni, arrestato dai militari (che però negano di averlo registrato), è stato trovato morto ieri proprio nella zona di Alauca nel dipartimento di El Paraiso, vicino alla frontiera nicaraguense), e sul corpo recava segni evidenti di tortura.
Il golpista Micheletti ha ribadito l'intenzione di arrestare Zelaya, ma in presenza della Croce Rossa internazionale e "nel rispetto dei suoi diritti umani". Poi ha invitato Germania, Belgio, Canada, Colombia, Giappone e Panama - sei governi che considera consonanti - a presenziare agli incontri di mediazione con il presidente del Costa Rica, Oscar Arias. Una mediazione tenuta in piedi da Washington, che con le parole del Segretario di Stato Hillary Clinton ha definito "imprudente" l'iniziativa di Zelaya e lo ha invitato ad accettare le proposte di mediazione, rifiutate sia da Zelaya che da Micheletti. Anche per Arìas, il viaggio di Zelaya "non indica il cammino giusto per arrivare alla riconciliazione". Il ministro degli esteri del deposto governo, Patricia Rodas, che ha accompagnato il presidente legittimo nel tentativo di rientro, ha ribattuto che "non si può mettere sullo stesso piano quelli che tirano fuori i fucili e quelli che manifestano pacificamente". E Zelaya ha proposto ai golpisti un dialogo, ma in territorio honduregno: " Io non posso governare se persiste l'opposizione dei gruppi di potere - ha detto il presidente - ma neanche loro possono farlo avendo il popolo contro". I golpisti intanto hanno rafforzato il dispiegamento alla frontiera con il Nicaragua con circa 5.000 sodati e 3.000 poliziotti, e sulla strada che porta dalla capitale Tegucigalpa alla frontiera, sette posti di blocco cercano di impedire ai manifestanti pro- Zelaya di raggiungere nuovamente il presidente con una veglia notturna che sfidi il coprifuoco.
(Geraldina Colotti)

Gruppo Amici di Rekko 7 ONLUS