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27.06.2009

COLPO DI STATO IN HONDURAS

Il Presidente dell'Assemblea dell'ONU esprime solidarietà a Zelaya

Un chiarissimo tentativo di rovesciare il Presidente Manuel Zelaya è in atto in Honduras.
Proprio alla vigilia del referendum costituzionale, che dovrebbe approvare i tempi e le modalità di elezione di una nuova Assemblea Costituente, si è aperto uno scontro politico-istituzionale che adesso è precipitato.
La Corte suprema ha dichiarato illegale il referendum, le forze armate si sono rifiutate di organizzare l'assistenza ai seggi elettorali.
Il Presidente Zelaya ha destituito il Comandante in capo delle Forse Armate, e ha deciso che il referendum s'ha da fare.
I militari pattugliano le strade "per prevenire incidenti", mentre le organizzazioni popolari, i movimenti sociali e le (peraltro deboli) organizzazioni della sinistra appoggiano il Presidente e la sua determinazione a tenere la consultazione.
Non è ancora un golpe in senso classico, ma il rischio è altissimo.
I potentati economici, le forze armate, settori delle alte gerarchie ecclesiastiche, gran parte della casta politica, ivi compresa una parte dello stesso Partito Liberale, al quale Zelaya appartiene, non digeriscono le scelte, effettuate dal Presidente in tema di indipendenza nazionale, di rapporto con gli altri paesi dell'America Latina (fra cui l'ingresso nell'Alba - Alternativa Bolivariana per le Americhe - il trattato di solidarietà economico-commerciale stipulato con il Venezuaela e altri paesi dell'area) e di politiche sociali.
All'interno del derelitto Centro America, l' Honduras è uno dei paesi più disastrati. Poverissimo, è stato sempre una vera e propria base statunitense, dalla quale è partita la regia delle principali operazioni pilotate dagli Stati Uniti contro i movimenti di liberazione.
Alle Nazioni Unite, il Presidente dell'Assemblea, Miguel D'Escoto, ha denunciato il tentativo di golpe e ha espresso la solidarietà al Presidente Zelaya.

Gruppo Amici di Rekko 7 ONLUS